ARCIPELAGO TOSCANO Arte e Cultura

Arcipelago Toscano - Arte e Cultura
Difficilmente riuscirete a trovare luoghi che al pari dell'Arcipelago Toscano offrono assieme al mare cristallino e ad una natura lussureggiante un patrimonio storico e artistico di tanto rilievo. Al centro delle rotte commerciali e militari fin dagli albori della civiltà, le isole toscane hanno subito nel corso dei secoli innumerevoli invasioni e dominazioni, e pressoché tutte le civiltà mediterranee hanno lasciato la loro orma nelle architetture, nelle opere d'arte e nelle tradizioni.
Rimangono tracce del periodo etrusco nelle necropoli e nei resti di antichi forni per la fusione del ferro, e della presenza dei romani che, oltre a proseguire nello sfruttamento delle risorse minerarie dell'Arcipelago, valorizzarono anche i giacimenti di granito e costruirono ville, terme e fortificazioni per proteggersi dagli assalti dei pirati. Nel Medioevo fu la Repubblica marinara di Pisa a mettere le mani sui tesori del sottosuolo, ma oltre a sfruttare le risorse dell'Arcipelago, lo impreziosì con raffinate chiese in stile romanico, la possente Fortezze di Marciana e il maniero del Volterraio eretto a guardia dei monti e dei mari. Al periodo mediceo risale invece l'edificazione di Portoferraio, un vero e proprio gioiello dell'urbanistica militare che venne ribattezzata Cosmopoli per sottolineare la perfetta armonia raggiunta fra la terra, il mare e i nuovi edifici. Il forte di San Giacomo è invece testimone del periodo in cui a dominare l'Arcipelago furono gli spagnoli, ma naturalmente il personaggio che ha influenzato l'urbanistica elbana in maniera più profonda ed incisiva è stato Napoleone Bonaparte che in dieci mesi di permanenza sull'isola fece costruire ponti e strade, riorganizzò l'economia mineraria, incrementò la produzione e l'esportazione del vino.

DALLA PREISTORIA AL PERIODO ROMANO


I reperti più significativi dell'epoca preistorica si trovano sull'isola di Pianosa, alla quale i visitatori possono accedere soltanto con visite guidate ed in numero limitato. Vale comunque la pena di fare un salto su quest'isola splendida che unisce la bellezza di un mare mozzafiato, le cui acque cristalline fin dal 1979 sono interdette alle imbarcazioni, ad un patrimonio archeologico veramente invidiabile.
A Punta Secca e a Cala Giovanna una serie di grotte ha restituito resti di ossa umane ed animali, oltre a manufatti di silice come lame, punte, focolari e frammenti di ceramiche che testimoniano della presenza umana sull'isola già 18.000 anni fa. Nella parte meridionale dell'isola sono state trovate tombe a forma di pozzo scavate nella terra, probabilmente opera dei Rinaldoniani che abitarono l'Arcipelago nell'età del Rame.Le tombe dei Rinaldoniani hanno restituito due scheletri umani quasi intatti, asce di pietra, frammenti di ossidiana e di ceramica. Dal porticciolo di Pianosa si accede alle catacombe che testimoniano degli albori della civiltà cristiana: le migliaia di cunicoli che si snodano per oltre 200 metri risalgono al III - IV secolo quando i primi cristiani furono condannati ai lavori forzati nelle cave di tufo. Attualmente le gallerie che conservano i resti di oltre 500 inumazioni versano in stato di completo abbandono. A Capraia, costeggiando la mulattiera che dal paese conduce al Monte Arpagna, si trova una specie di nuraghe molto antico e che ricorda gli analoghi manufatti tipici della Sardegna, con buona probabilità usato per il ricovero degli animali domestici. La testimonianza più significativa del periodo etrusco è costituita dai resti di un antico forno usato per la lavorazione del ferro in località Capo Pero, fra Rio Marina e Capo Castello all'isola d'Elba, mentre quasi non si contano le splendide ville costruite nell'Arcipelago dai patrizi romani. A Pianosa sono ancora i visibili i resti della villa di Marco Giulio Agrippa Postumo, confinato nell'isola toscana da suo nonno, l'imperatore Ottaviano Augusto convinto che il nipote nutrisse un odio profondo nei confronti del casato imperiale. La villa di Agrippa sorgeva proprio in riva al mare, si estendeva su una superficie di oltre 3000 metri quadri e comprendeva anche un teatro, una darsena e un paio di bagni termali. Attualmente parte dell'edificio si trova al di sotto del livello delle acque ed i fondali prospicienti Cala San Giovanni ospitano numerosi resti dell'epoca romana. Anche all'isola del Giglio, nel comune di Giglio Porto, si trovano i resti di un'antica villa romana probabilmente costruita dalla famiglia dei Domizi Enobarbi che avevano dotato la loro abitazione anche di alcune vasche per l'itticoltura. Un itinerario alla scoperta delle meraviglie lasciate dai romani non può prescindere dalla visita di Portoferraio che, nonostante sia il cuore dell'esperienza napoleonica, conserva quel che rimane dell'imponente Villa delle Grotte, il cui impianto viene attribuito all'epoca augustea. La raffinatezza del gusto romano imperiale trasuda ancora dai resti dell'edificio costruito in posizione panoramica sul promontorio che delimita verso sud est il golfo di Portoferraio, e sono ancora visibili i resti dei pavimenti a mosaico, degli intonaci dipinti, di stucchi e gessi di elegante fattura. La villa possedeva addirittura un piccolo molo privato in granito che consentiva l'attracco per chi proveniva dal mare. I resti della Villa romana di Capo Castello si stendono su tre aree vicine: sul promontorio di Capo Castello, oggi occupato da abitazioni moderne, sul Colle del Lentisco e su Capo Mattea. La villa, che si presume risalga al periodo compreso fra il I secolo a.c. e il I secolo d.c., era costruita su terrazze che digradavano verso il mare ed ha restituito frammenti di mosaici, un capitello di lesena ed alcuni frammenti in ceramica. Anche l'isola di Giannutri è ricca di reperti che testimoniano della civiltà romana, prima fra tutti la Villa di Domizio Enobarbo che fece costruire la sua splendida residenza davanti a Cala Maestra. E' il più imponente insediamento romano rinvenuto nelle isole dell'Arcipelago Toscano, un edificio superbo dotato di terme eleganti, magazzini, abitazioni residenziali e per la servitù, cisterne per l'acqua, una grande terrazza belvedere, stucchi e decorazioni preziose, marmi, affreschi e mosaici. La posizione a picco su Cala Maestra impreziosisce ancor di più questo splendido esempio di architettura signorile romana che offre uno scenario affascinante e ricco d'atmosfera, sicuramente meritevole di una visita. Purtroppo ben poco rimane del porto romano di Cala Spalmatoio, quasi completamente soffocato dal cemento gettato negli anni settanta: soltanto alcuni pilastri in granito gigliese recuperati dal fondo del mare rimangono a testimonianza di questa antica opera. A Poggio Rosso e a Poggio del Cannone, passeggiando nella macchia, si scorgono alcuni resti attribuiti ad un tempietto in onore della dea della caccia Diana a cui l'isola era dedicata.

DAL MEDIOEVO ALL'EPOCA MEDICEA


Il periodo che inizia con gli albori dell'epoca cristiana e prosegue fino all'avvento dei Medici sulle isole toscane, ha lasciato innumerevoli chiese e pievi, molte in stile romanico, che punteggiano le campagne dell'Arcipelago e impreziosiscono le piazze e i centri storici di molti paesi. A Portoferraio merita una visita la chiesa di Santo Stefano alle Trane, che sorge in prossimità di Magazzini: a navata unica, risale al XII secolo e conserva notevoli bassorilievi in marmo che decorano le travi, le finestre e la porta laterale. Il comune forse più ricco in chiese e pievi è Rio nell'Elba dove dalla piazza si può accedere alla chiesa dei Santi Giacomo e Quirico, inglobata nella cinta muraria del paese e protetta da poderosi bastioni eretti per difendersi dagli attacchi dei pirati. A due chilometri da Rio, dopo la vecchia zona mineraria, si raggiungono le rovine della chiesetta romanica di Grassera, eretta dai pisani nel XII secolo e rasa al suolo dai turchi nel 1534. Dalla località Ottone, percorrendo un breve sentiero sterrato, si arriva alla Fortezza in posizione dominante sul picco del Volterraio, purtroppo lasciata in stato di semiabbandono. Il complesso, del quale rimangono il pozzo, la cappella, le aree difensive, i merli e i sotterranei, risale al XII secolo, anche se alcune aggiunte sono databili al '600. A poche centinaia di metri dal centro di Capoliveri troviamo i ruderi della chiesa di San Michele, in stile romanico pisano costruita nel XII secolo: a navata unica e costruita con calcare rosato, venne distrutta nel '400 dai Saraceni ed attualmente appare pesantemente mutilata nella parte anteriore, trasformata in un cimitero poi abbandonato. La Chiesa di San Mamiliano si trova alla periferia di Campo nell'Elba, lungo la strada che conduce a Procchio: l'edificio risale al X secolo, ma i restauri azzardati degli ultimi anni ne hanno praticamente distrutto il fascino. Vi si conserva la reliquia di un braccio di San Mamiliano, morto nel 460 a Montecristo. In posizione panoramica lungo la strada che da Sant'Ilario costeggia il Monte Perone, sorge l'antica torre pisana da cui si vedono il Canale di Piombino e la Fortezza del Volterraio. Poco distante troviamo i ruderi della pieve romanica di San Giovanni, priva del tetto ma incredibilmente affascinante per la posizione panoramica, e vicina ai ruderi dell'Eremo di San Franceso, che la vegetazione circostante rende assai suggestivi. A Marciana la testimonianza dei secoli passati è affidata alla Fortezza Pisana , risalente al XII secolo e della quale oggi restano soltanto alcuni ruderi. Si tratta di una struttura quadrata incorniciata da quattro torri che dava ricovero ai marcianesi quando erano minacciati dagli invasori. La Chiesa di San Lorenzo si trova percorrendo un sentiero sterrato che si diparte dalla vecchia strada per Marciana Marina: dell'edificio risalente al 1100 si conservano solo l'abside e le mura esterne, soffocate dalla vegetazione circostante. La macchia sta inghiottendo anche il Romitorio di San Cerbone che si trova lungo la strada che da Poggio conduce a Marciana: il romitorio sorge vicino alla grotta in cui il Vescovo di Populonia si rifugiò nel 573, mentre il piccolo monastero francescano venne costruito lì vicino nel 1421. La Torre Pisana di Marciana Marina fu costruita nel XII secolo per vigilare sul porto, preda delle incursioni saracene ed attualmente è di proprietà privata. A Capraia a testimonianza del periodo romanico rimane la Chiesa dell'Assunta, edificata fra il 1000 e il 1100 con i resti di alcuni insediamenti romani ed attualmente isolata e in stato di abbandono. Da qui nel giorno di ferragosto parte la statua della Madonna per la tradizionale processione in mare. L'aspetto odierno dell'edificio risale al 1700 quando i pescatori la fortificarono e la usarono come riparo dalle incursioni saracene. Per svolgere la stessa funzione fu eretto il maestoso Forte di San Giorgio, oggi purtroppo chiuso ai visitatori: il nucleo principale dell'edificio risale al XII secolo e fu costruito dai pisani, mentre le fortificazioni del 1500 sono opera della Repubblica Marinara di Genova e in particolare del Banco di San Giorgio. La Chiesa di Santo Stefano Protomartire completa la panoramica romanica di Capraia: edificata nell'800 d.C. dai primi eremiti, la chiesetta fu dedicata al giovane martire cristiano. I pisani la ricostruirono attorno al 1000 dopo le incursioni saracene e in tutta la zona circostante ancora oggi sono visibili i "palmenti", le rocce scavate dagli abitanti per la pigiatura dell'uva. A Montecristo, in prossimità di Cala Maestra, parte una mulattiera che nel giro di un'ora conduce al Convento dedicato a San Mamiliano, eretto dai Benedettini nel Medioevo ed abbandonato nel 1500 dopo le devastazioni compiute dai pirati di Dragut. Se il cortile resiste ancora oggi all'incuria e all'abbandono, la struttura principale del Convento è stata messa a dura prova dai cercatori di tesori e dalle esercitazioni della marina militare tedesca durante l'ultimo conflitto mondiale. Alla Gorgona è da non perdere lo spettacolo che si gode dalla Torre Vecchia, costruita dai Pisani fra il 1200 e il 1300 su uno sperone di roccia a picco sulla scogliera di Costa dei Cantoni.

DAI MEDICI A NAPOLEONE


L'orma dei Medici si è impressa con vigore su Portoferraio, all'Isola d'Elba, dove potrete pianificarvi un vero e proprio itinerario mediceo, partendo da Forte Falcone che si può raggiungere a piedi dalla scalinata di via Napoleone e in auto percorrendo la strada che conduce alla Palazzina dei Mulini. Il Forte a pianta quadrata domina la baia che ha protetto per secoli dagli assalti dei pirati allo stesso modo in cui il Forte della Stella vigilava dallo sperone situato a sud est della città.
Deve il suo nome alla pianta stellare delle mura ed ospitò il comando militare napoleonico. Il faro ancora funzionante venne eretto nel 1784 dall'arciduca Leopoldo d'Austria, mentre il busto bronzeo opera del Cellini che ritraeva Cosimo I de' Medici è stato trasferito al museo del Bargello a Firenze. La Torre della Linguella, detta anche torre del Passante dal nome dell'attentatore di Umberto I Savoia che qui venne rinchiuso nel 1800, è una costruzione a pianta ottagonale costruita nella seconda metà del '500 a chiusura del vecchio porticciolo della Darsena. Al XVI secolo risale anche la Chiesa del Santissimo Sacramento, ricostruita dopo i bombardamenti dell'ultima guerra mondiale, che ospita un calco in bronzo della maschera funeraria di Napoleone. A Rio nell'Elba merita una visita la Chiesa del Padreterno, detta anche della Santissima Trinità, una struttura settecentesca con tre arcate sulla facciata ed una torre laterale, che conserva anche un significativo altare barocco. Dalla strada per Campo un sentiero conduce in circa 40 minuti a piedi alla vetta del Monte Giove: anticamente qui probabilmente sorgeva un tempio dedicato al padre degli dei, e nel 1460 Giacomo III Appiano vi fece costruire la Fortezza del Giogo per difendersi dalle incursioni dei corsari, ma nel 1553 gli Spagnoli la distrussero. Adesso resta poco più che un rudere ma vale comunque la pena di affrontare la salita e guadagnare la sommità del Monte Giove per godersi il superbo panorama. Gli Appiani hanno lasciato la loro orma anche a Rio Marina dove il piccolo porto è impreziosito dalla torre ottagonale fatta costruire nel 1534 da Giacomo V Appiano per l'avvistamento dei pirati. Una visita del comune di Rio Marina dovrebbe toccare anche la Chiesa di San Rocco, proprio nel centro del paese: si tratta di una costruzione cinquecentesca a croce latina e navata unica costruita per i minatori grazie al contributo economico del signore di Piombino, Ludovisi Boncompagni. Spostandosi a Porto Azzurro è di rigore una sosta al Forte San Giacomo, dalla caratteristica pianta a stella, costruito sulla collina che domina il paese ai primi del '600 da Don Garcia di Toledo sul modello della cittadella di Anversa. Il Forte San Giacomo è ancora oggi la sede di un carcere, mentre nella parte opposta del paese torreggia la seconda fortezza spagnola, il Forte del Focardo, costruito anch'esso nel '600 a difesa del porto. Per completare la visita del patrimonio storico artistico di Porto Azzurro fate una sosta al Santuario della Madonna del Monserrato, costruito nel 1606 dal governatore spagnolo Giuseppe Pons y Léon sulle pendici del Monte Castello: si raggiunge dopo aver percorso per circa un chilometro la strada per Rio nell'Elba e imboccando un viottolo sterrato sulla sinistra, seminascosto dalla vegetazione. Il Forte del Focardo domina il promontorio del Monte Calamita a Capoliveri: eretto nel 1678 dal viceré di Napoli per conto del re di Spagna, appartiene attualmente alla Marina Militare e purtroppo non è visitabile. L'architettura religiosa ha lasciato a Capoliveri il Santuario della Madonna delle Grazie e quello della Madonna della neve: il primo, costruito nel '500, conserva un bel soffitto in legno a cassettone e un dipinto della Madonna del Silenzio attribuito ad un allievo di Michelangelo, il secondo fu realizzato dagli abitanti di Capoliveri nel settecento ed attualmente è chiuso. Lo si apre soltanto il 5 di agosto per celebrare una grande festa. Uno dei borghi più tipici di tutta l'isola è Sant'Ilario in Campo, poco fuori dal centro di Marina di Campo: le stradine strette, gli scorci delle arcate e i balconi fioriti costeggiano la passeggiata che conduce fin nella piazza della Chiesa fatta costruire dagli Appiani nel 1400. A Marciana Marina meritano una visita la Casa degli Appiani, il palazzo di famiglia ancora oggi ben conservato, e il Santuario della Madonna del Monte: lo si raggiunge in poco meno di un'ora a piedi percorrendo un sentiero che si diparte dalla Fortezza Pisana, costeggiato da ben 14 cappelline della via Crucis. La leggenda narra che alcuni pastori rinvennero qui un'icona della Madonna ed eressero un romitorio e una piccola chiesa, la cui conformazione attuale risale al 1600. Da qui si dipartono diversi sentieri che offrono piacevoli passeggiate lungo le pendici del Monte Giove. Sempre a Marciana, vicino alla bellissima spiaggia di Procchio, si trova la Guardiola eretta nel '600 nel luogo in cui sorgeva l'antica dogana. Da Monte Castello si raggiungono poi le mura di un insediamento preistorico, mentre il periodo napoleonico a Marciana è ricordato dalla cosiddetta "sedia di Napoleone", un masso dalla forma singolare sul quale si dice sedesse l'imperatore per contemplare la Corsica, e dalle Fonti di Napoleone dove si imbottiglia l'ottima acqua oligominerale. All'isola del Giglio non perdetevi una visita alla bella torre circolare medicea che dal 1596 si erge a guardia del porto nel comune di Giglio Porto e visitate le mura di Giglio Castello: la rocca che vediamo oggi fu costruita dai Medici sfruttando l'impianto della preesistente fortificazione pisana, restano sette delle dieci torri originarie e un ingresso a tre porte. La pianta tronco conica identifica la torre medicea di Giglio Campese, costruita per difendersi dai pirati tra il 1670 e il 1705, dotata anche di quattro cannoni sulla sommità e di due cisterne che nei periodi di siccità o di assedio garantivano l'approvvigionamento idrico ai gigliesi. La circolare Torre del Porto protegge il Forte San Giorgio sull'isola di Capraia fina dal 1510, mentre la Chiesa e il convento di Sant'Antonio risalgono al 1661, quando l'ordine dei Francescani minori ne commissionò la costruzione. La chiesetta ormai sconsacrata è un tipico esempio di stile barocco pisano e conserva interessanti pietre tombali decorate con episodi della storia dell'isola. La Chiesa di San Nicola in piazza Milano risale al 1759, mentre è del XVI secolo la Torre dello Zenobito, situata sulla punta meridionale di Capraia e intitolata a i frati che si rifugiarono qui per sfuggire alle persecuzioni imperiali. La torre, oggi abbandonata, fu eretta all'inizio del '500 dal genovese Banco di San Giorgio e con l'ingresso sopraelevato, le cisterne a riserva d'acqua e tre piani abitativi, poteva considerarsi inespugnabile. Sull'isola di Gorgona il tentativo di difesa da pirati e saraceni è testimoniato dalla Torre Nuova, costruita dai Medici nel XVII sulla punta nord dello Scalo. Dopo aver ospitato, fino al 1958, una colonia penale è stata lasciata in stato di totale abbandono.

DA NAPOLEONE AI NOSTRI GIORNI


La città napoleonica per eccellenza è Portoferraio all'isola d'Elba, dove potrete costruirvi un vero e proprio itinerario dedicato al grande imperatore: si parte dalla Palazzina dei Mulini che fu la residenza principale di Napoleone negli anni trascorsi sull'isola toscana. Prende il nome dai mulini che rifornivano l'antica piazzaforte, e qui l'imperatore allestì un grande salone per le feste, un piccolo teatro, diversi giardini tra i quali spicca il meraviglioso viale degli aranci.
La Palazzina dei Mulini ospita ancora oggi la prima bandiera napoleonica che venne issata sull'isola, costituita da una fascia rossa in campo bianco con tre api dorate, simbolo dell'industriosità delle marinerie dell'Elba. L'itinerario napoleonico prosegue con la visita al Teatro dei Vigilanti, in via del Carmine: costruito nel 1616 dal governatore Orazio di Borbone ed ampliato dalla famiglia Medici, l'edificio fu trasformato in teatro dall'imperatore che poi lo donò alla sorella Paolina. La Chiesa della Misericordia è un edificio del '600 situato lungo la scalinata napoleonica e conserva la maschera funebre dell'imperatore: dal 1852, ogni anno nel giorno del 5 maggio vi si celebra una messa in onore di Napoleone. La Villa di San Martino, poco fuori da Portoferraio lungo la strada che conduce a Procchio, era la residenza estiva dell'imperatore: vi si trovano il cosiddetto "Bagno di Paolina" decorato con la scritta Qui odit veritatem odit lucem al di sopra della vasca in marmo, la biblioteca imperiale e due sale di rappresentanza che conservano l'una il celeberrimo dipinto del "Nodo d'amore" e l'altra una serie di decorazioni parietali dedicate alla campagna d'Egitto. Dopo la morte di Napoleone la Villa venne lasciata in stato di abbandono fin quando il fiorentino Anatolio Demidoff decise di acquistare l'immobile per allestirvi un museo che raccogliesse i cimeli dell'imperatore, la cosiddetta Galleria Demidoff. La Galleria fu inaugurata nel 1859 ed ospita libri, gioielli, stampe, quadri e oggetti d'arte appartenuti a Napoleone e alla sua famiglia: la nutrita e completa collezione venne purtroppo smembrata dagli eredi di Demidoff e i locali della Galleria hanno ospitato per un breve periodo una collezione di scienze naturali anch'essa oggi dispersa. Attualmente essa appartiene allo stato e conserva la statua di Galatea, attribuita ad Antonio Canova, per la quale pare abbia posato la sorella dell'imperatore, Paolina.

I MUSEI


Museo civico archeologico della Linguella. Vi si conservano reperti archeologici risalenti al periodo che va dall'VIII secolo a.C. al V d.C. ordinati topograficamente, fra i quali spiccano quelli provenienti da alcuni relitti di navi romane naufragate davanti a Pomonte, Montecristo e Chiessi.

Rio nell'Elba:

il Museo minerario ospita oltre 700 esemplari provenienti dalla collezione privata di Alfredo Ricci, a cui è dedicato. Una campionatura completa di quel "museo mineralogico all'aperto" che è l'isola d'Elba, di grande fascino e rilievo scientifico. Su prenotazione si organizzano anche delle visite guidate alle antiche miniere di ferro.

Rio Marina:

il palazzo comunale ospita il Museo dei minerali elbani "Collezione Gennai Tonietti", allestito dai minatori di Rio a partire dagli anni sessanta. I minatori hanno raccolto oltre 1000 campioni di minerali e pietre, che hanno ordinato suddividendoli per cantiere di ritrovamento. In alcuni mesi dell'anno si possono visitare alcune miniere e cielo aperto, ricche di quarzi piriti ed ematiti.

Campo nell'Elba:

dai locali di una discoteca è stato ricavato l'acquario che accoglie la flora e la fauna tipiche dell'Elba. Oltre 1000 esemplari, appartenenti a 180 specie diverse, vivono in 34 vasche per creare l'acquario marino più grande d'Europa. Nei locali dell'acquario si trova anche il museo faunistico che raccoglie 250 esemplari, indicativi di 170 specie diverse.

Marciana:

il Museo archeologico si trova all'interno del Palazzo Pretorio che dal 1968 raccoglie manufatti risalenti al periodo che va dal Paleolitico all'età romana. Una sala è interamente dedicata all'archeologia marina e ospita anfore romane provenienti dai relitti navi romane imperiali, affondate al largo del golfo di Procchio.

L'ARCHEOLOGIA SUBACQUEA


I RELITTI DELL'ARCIPELAGO TOSCANO


Per la loro posizione strategica, le Isole toscane sono state scelte fin dagli albori della civiltà come punti d'appoggio per i naviganti. Nelle acque che circondano l'Arcipelago, vicine alle coste toscane e corse, si trovano ancora oggi molti relitti a testimonianza di antichi e avventurosi naufragi, ma anche degli aspri conflitti che hanno piagato le nostre regioni durante i due conflitti mondiali.

ISOLA D'ELBA


Relitto di Procchio:
Nelle acque antistanti lo splendido golfo di Procchio davanti alla spiaggia di Campo nell'Aia, a circa due metri di profondità, si trova un relitto semisommerso datato al I - II secolo d.C. Soltanto la prua del relitto fuoriesce dalla sabbia, mentre la chiglia è sepolta per quasi trenta metri e pare che gli abitanti di Procchio abbiano approfittato per anni della sua presenza in una posizione tanto accessibile per procurarsi dei pani di zolfo che usavano nei vigneti. L'imbarcazione, che in origine doveva essere lunga circa venti metri, ha conservato e restituito agli archeologi lastre di piombo, anfore, tegole, calici di vetro di pregiata fattura, pani di zolfo, palle di granito e una preziosa statuetta di avorio raffigurante Bacco e Pan. A bordo della nave è stata rinvenuta anche una piccola lucerna con il marchio Ialex, lo stesso che identifica un mattone trovato nella villa romana di Cavo. Per cui è presumibile che l'imbarcazione trasportasse materiale edilizio necessario per l'edificazione della Villa di Cavo.
Relitto di Pomonte:
Il relitto della nave affondata negli anni '70 si trova a circa quindici15 metri di profondità, nei pressi dello scoglio dell'Ogliera, così chiamata in onore dell'omonimo anemone di mare che cresce lungo le sue pareti. Si tratta di un'imbarcazione lunga quasi quaranta metri carica di legname, che si inabissò nei pressi di Pomonte a causa di una violenta tempesta.
Il tesoro di Porto Azzurro:
La storia dell'isola d'Elba è inevitabilmente segnata dal ritrovamento di tesori veri e dalla incessante ricerca di quelli favoleggiati. E' il caso del Tesoro di Porto Azzurro che la leggenda vuole inabissatosi nelle sue acque assieme alla nave spagnola "Polluce" che trasportava gran parte dei beni del re di Napoli Ferdinando IV. Gli strabilianti racconti dei superstiti, che narravano di forzieri carichi d'oro e di opere d'arte di straordinario valore inghiottiti dalle acque, hanno stimolato le ricerche dei cacciatori di tesori e degli appassionati di archeologia subacquea, ma fino ad oggi i fondali di Porto Azzurro non hanno restituito niente.
E la leggenda continua…

ISOLA DEL GIGLIO


Giglio Campese:
Nel 1961 un gruppo di sub, eventualmente di quelli di bassa lega e dotati di scarsa coscienza, individuò nella scogliera vicina alla secca di Secci i Pinocchi, il relitto di una nave etrusca colata a picco 2600 anni fa e lo depredò del suo prezioso carico: anfore fenicie e puniche, vasi etruschi, coppe corinzie ed un prezioso elmo in bronzo, anch'esso corinzio. La bravata di questi pseudo amanti del mare non è comunque bastata ad esaurire l'inestimabile tesoro trascinato negli abissi dalla nave che gli studiosi attribuiscono al periodo etrusco, o greco addirittura. Gli scavi hanno infatti individuato il troncone della chiglia e resti del fasciame, e riportato a galla flauti in legno, tazze, lucerne, vasi, armi, plettri, una tavoletta scrittoria ed altri reperti provenienti dalla Turchia, dalla Grecia, dai porti etruschi e dall'Africa settentrionale. L'elmo corinzio trafugato dai sub è ancora nelle mani del turista tedesco che nel'61 lo sottrasse dal carico del relitto e intende tenerselo: si tratta di un vero capolavoro corinzio, che sulla sommità reca incisi due cinghiali e sulle guance una palma che si apre in undici petali.

ISOLA DI GIANNUTRI


Relitto del Nasim:
Il 12 febbraio 1976, alle quattro del mattino, il mercantile Nasim entrò in collisione con le rocce di Punta Pennello e si inabissò. Il relitto della grossa nave che batteva bandiera panamense e viaggiava sulla rotta Livorno - Alessandria giace a 60 metri di profondità, rendendosi dunque visibile solo ai sub più esperti, circondato dalle auto che componevano il suo carico.
Relitto dell'Anna Bianca:
Il relitto affondato negli anni Settanta per cause non mai chiarite, giace a quaranta metri di profondità sul fondale sabbioso di Cala Ischiaiola. Lo scafo è spezzato in due ed a pochi metri giace anche il quadrato di navigazione, mentre la visita della sala macchine è resa difficile dal groviglio di cavi e rottami. I più maligni fra gli abitanti dell'isola vociferano che l'equipaggio abbia studiato a tavolino l'incidente, per spillare un po' di soldi alla compagnia di assicurazione.

ISOLA DI CAPRAIA


Relitto di aereo:
Nel corso della II Guerra Mondiale un caccia tedesco cadde nelle acque di Capraia. Il relitto si trova ancora oggi a circa 600 metri dall'imboccatura del porto, a 45 metri di profondità.
Relitto del motoscafo:
Circa venti anni fa un motoscafo prese improvvisamente fuoco e venne trascinato fuori dal porto, a un centinaio di metri dalla punta del Porto Vecchio dove ancora oggi giace a circa quaranta metri di profondità, dando ospitalità a gronghi e saraghi.
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Tipo strutturaRegioneZonaComune


Eventi
Itinerari
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